Nell’ultima tornata elettorale e anche dopo, abbiamo assistito al pellegrinaggio di alcune forze politiche in città marinare come Torre del Greco. Capi politici che parlavano e parlano da palchi in piazza allestiti da associazioni il cui capo bastone è un armatore. Politici poco attenti, che non rendendosi conto di essere usati, ripetono all’infinito slogan che gli vengono messi in bocca da servi del padrone. Capi politici che scambiano la piazza del mercato di una città rivierasca per piazza del Popolo in Roma. Capi politici che sparlano di navi soggette al registro internazionale e di marittimi italiani senza avere la più pallida idea dell’argomento. Si ergono paladini di cause che non conoscono per avere una manciata di voti che gli vengono promessi da quegli stessi furbastri che stanno vergognosamente sfruttando il malessere della nostra gente di mare.
Poi assistiamo a “giornalai” che intervistano pseudo commercianti di diamanti o capi di associazioni marinare che allo stesso tempo ricoprono incarichi all’interno delle società armatrici, persone che in mala fede dichiarano “la qualunque” purché essa dia un ritorno di immagine al loro padrone. Giornalai che non si curano di intervistare, per lo stesso argomento, soggetti diversi al fine di fornire notizie quanto più oggettive possibili.
La nostra gente di mare è sotto scacco, la nostra gente di mare viene usata da qualche armatore come truppa di prima linea in una guerra che serve solo a creare un comune nemico al fine di nascondere le proprie magagne. Stiamo assistendo a delle vere e proprie sceneggiate dove di giorno gli armatori si scontrano anche ingiuriandosi per poi di notte sedersi allo stesso tavolo per spartirsi la torta. Armatori (SMIT – Adriatic Towage) che sanzionano i propri capitani qualora ritengano opportuno non uscire in mare a causa delle avverse condizioni metomarine, “armatori” che beneficiano della mancata presa di posizione di comandanti delle locali capitanerie di porto che sono le stesse persone preposte alla salvagurdia della vita umana in mare.
Capitani, direttori, interi equipaggi che dichiarano di non avere assistito, sentito, recepito gravi infortuni occorsi ai loro colleghi nel timore di non godere della compiacenza dei loro padroni; è accaduto a Lipari con la società di navigazione Azure Embark, la stessa cosa è avvenuta a Chioggia su un rimorchiatore dell SMIT-Adriatic Towage dove un direttore di macchina ha dichiarato a noi COSMAR di aver sentito il tonfo di un marittimo caduto dalle scale, per poi ritrattare tutto dinanzi alla autorità di polizia giudiziaria.
Quando una crisi finanziaria colpisce a catena il mondo dei trasporti e dello shipping, un buon armatore, quando arriva la tempesta rinforza gli ormeggi facendo squadra con tutto il suo personale dipendente. Buona parte, non tutti, dei nostri armatori ha abbandonato le navi e gli equipaggi ad un nefasto destino. Di seguito una significativa tabella dove si evince il disastro della compagine armatoriale italiana:
Nella casella e-mail Cosmar arrivano centinaia di richieste di aiuto da parte di naviganti letteralmente maltrattati da “Responsabili delle Risorse Umane”, una categoria di persone che dovrebbe, per la stessa sua peculiarità, avere a cuore le condizioni precarie dei lavoratori e nello specifico dei marittimi, invece accade esattamente il contrario, essi sembra provino soddisfazione ad incalzare le disavventure della nostra gente di mare. E’ vero ed assodato che la maggioranza di queste figure non hanno una specifica preparazione professionale in questo così delicato campo, molti di loro sono solo degli “Yesman” senza arte ne parte, provengono da ambienti sindacali, da pregressi lavori marginali, da settori lontani da quello marittimo, però tutti sono accumunati dal voler e dover compiacere sempre e comunque il loro signore e padrone. Queste persone hanno oggi il vantaggio di poter seguire la moda per cui possono farsi crescere la barba evitando di guardarsi allo specchio, forse evitano anche di leggere la delusione negli occhi dei loro figli.
Non migliore è la situazione nell’ambito del diporto: un fiume con troppi rivoli e guerre intestine dove basilari diritti vengono calpestati in nome e per conto del dio denaro al servizio dei cantieri navali.
Confederazioni armatoriali che si spaccano, associazioni cantieristiche del diporto che si dividono, sindacati che ad ogni rinnovo di contratto penalizzano quelli che loro dovrebbero assistere, associazioni di categoria che laddove non fungono da panchina al coperto per anziani pensionati , hanno lo scopo di servire un padrone.
Centri di formazione che non investono, come promesso, al fine di mettere i loro impianti in regola per elargire i corsi MAMS e MABEV lasciando solo a IMAT, il cui maggiore azionista è il presidente di Confitarma, l’onere di gestire questi corsi i cui costi sono astronomici e fuori mercato. Da parte loro gli armatori se ne fregano delle raccomandazioni del MIT al fine di risarcire ai marittimi il costo dei corsi professionali obbligatori. Se prestiamo attenzione riusciamo anche a capire perchè i corsi di formazione frequentati all’estero non vengono in Italia riconosciuti.
Naviganti, adesso è giunto il momento di alzare il capo e guardare diritto negli occhi la realtà che ci circonda, sono troppi i soggetti che si stanno servendo di voi a vantaggio dei loro comodi: provate, proviamo ad invertire il senso di marcia tenendoci per mano.
Randagio Blogini